La maggior parte della nostra vita la trascorriamo facendo. Ci hanno insegnato a fare per avere ed infine per essere qualcuno, per diventare una persona affermata e stimata.

Iniziamo a fare già in età scolare o anche prima, per arrivare da adulti sovrastati totalmente dal fare, dal troppo fare: la famiglia ci impegna, il lavoro ci assorbe, l’attività fisica è indispensabile e spesso manca il tempo durante la giornata (grande scusa!), per arrivare al fine settimana con il bisogno primario di riprendersi dal così tanto fare, facendo altro che portarci lontani dal nostro Essere.
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Spesso il fare diventa una via di fuga, una scusante che, senza rendercene conto, ci porta lontani da conflitti interiori, tematiche irrisolte dentro di noi, che invece di affrontare, rimandiamo con la tipica affermazione “ora non ho tempo, sono troppo impegnata …” : io credo che questo mantra ripetuto continuamente sia l’alibi preferito della nostra mente per fare in modo che tutto rimanga così com’è.

Provare ad invertire questa modalità del fare/avere/essere vuol dire iniziare a rendersi consapevoli e a rendersi disponibili verso un nuovo atteggiamento mentale che ci porterà in direttissima ad essere più presenti a noi stessi e a comprendere di quale sia un nostro vero bisogno in quel momento.
Spesso consiglio ai miei clienti di mettere una sveglia ogni 3 ore durante la giornata in modo che quando emette il suono ci si possa fermare, qualsiasi cosa si stia facendo e, per qualche secondo domandarsi “di che cosa ho bisogno in questo momento? quale emozione sto provando?”

Il muoversi come se avessimo un pilota automatico ci porta nella direzione opposta dell’essere consapevoli dei nostri bisogni. E’ necessario imparare a percepire cio’ che stiamo vivendo e ad accettare cio’ che ci sta accadendo (in termini di disagi, sintomi sordi, problematiche varie), anzichè continuare a lottare e a correre.
Evitare di essere presenti a noi stessi purtroppo è diventata un’abitudine (e certamente la tecnologia non aiuta, tanto meno i social, anche se non sono contraria, soprattutto se ben utilizzati per lavoro); un bisogno che non va certamente a soddisfare un bisogno più profondo, ma esattamente ben più esterno a noi: bisogno di apparire in forma, di essere più belle, più ricchè, più eleganti, più intelligenti, più forti.

Vivere nel passato, rimuginando su cio’ che è stato o che avrebbe potuto essere se solo se… oppure vivere nel futuro, pre-occupandoci di cio’ che sarà se… , non fa altro che distoglierci dal vivere nel presente e sintonizzarci ancora e sempre solo sul  fare per avere per essere.

Oggi è vincente dunque la nuova modalità dell’essere: padroneggiare noi stessi, imparare a gestire le nostre emozioni, imparare ad osservare cio’ che la natura ci mostra e cio’ per cui la natura stessa soffre a causa di un essere umano dormiente, riuscire a comprendere quali siano le nostre vere attitudini, il nostro talento, le nostre remote passioni (cio’ che ci piaceva fare da bambini, i nostri giochi preferiti, i lavori che sognavamo di fare da grandi): ecco cosa vuol dire modalità dell’essere, ecco dove è necessario tornare per procedere verso questo nuovo paradigma:

Essere – Fare – Avere
Io Sono, dunque Faccio ed ottengo tutto cio’ di cui ho bisogno, perchè questo è il mio disegno in questa vita,  cio’ per cui sono venuto giace dentro di me
ritorno a Me e al mio Io Sono!

Spero di avervi stuzzicato nel riflettere sul meccanismo più funzionale e decisamente più soddisfacente in questa nuova epoca che stiamo vivendo.

A presto,
Lucia l’atipica coach